3.10 Los vinos del sur de Italia

3.10 I Vini del Sud Italia

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Los vinos del centro y del sur de Italia cuentan una historia muy antigua, con raíces etruscas, griegas y romanas, que hoy se renueva gracias a técnicas modernas y a una mayor atención a la calidad.

Desde Lacio y Abruzos hasta Campania, Apulia y Sicilia, se producen vinos intensos y con gran personalidad a partir de variedades autóctonas y territorios únicos.

Un patrimonio enológico que une tradición e innovación y da nueva fuerza a los grandes vinos del sur.

Script – I Vini del Sud Italia

Benvenuti a una nuova puntata di Italia 360°, il podcast di Europass. Sono Maurizio Faggi e oggi continueremo il nostro favoloso itinerario nel mondo dei vini italiani. La puntata scorsa abbiamo parlato delle tre regioni più importanti per la produzione del vino in Italia, ovvero Piemonte, Veneto e Toscana.

Oggi continuiamo a viaggiare e andiamo a visitare i vini del resto d’Italia. Scendendo lungo lo stivale, sotto la Toscana, di cui abbiamo già parlato, si incontrano i vini dell’Italia centrale, come quelli umbri e laziali. Lazio e Umbria coltivano da millenni i loro vigneti. Prima dagli Etruschi, 5000 anni fa, e poi, dagli antichi romani. Gli etruschi erano esperti coltivatori di viti e produttori di vino, mentre i romani fecero della viticoltura e della produzione di vino, un business importantissimo, esportando il vino italiano in tutto l’impero. Dunque, in queste due regioni la tradizione vinicola è antichissima, e ci sono dei vini che hanno attraversato i secoli e che ancora oggi sono famosi.

Uno di questi è l’Orvieto, un vino bianco che si produce nell’area intorno alla meravigliosa città di Orvieto in Umbria. È uno dei vini bianchi più famosi d’Italia e fu creato dagli etruschi subito dopo la fondazione della città, che infatti si trova in una località particolarmente adatta alla coltivazione della vite.

Sembra che gli etruschi producessero questo vino in grotte scavate su tre livelli, dove nel primo si pigiava l’uva per ottenere il succo. Nel secondo livello si faceva fermentare il mosto e nel terzo si faceva invecchiare il vino. Dunque, è già un processo complesso e raffinato. Dopo tanti secoli in questa regione si produce ancora questo vino bianco, elegante, fresco, adatto ai cibi a base di pesce.

Anche in Lazio, che è la regione di Roma, la produzione di vino ha origini antichissime, tanto che gli antichi romani avevano già creato delle zone di produzione tipiche, come quella del Falerno, a cavallo fra le attuali Lazio e Campania, l’Ager Falernus, dove si produceva un vino rinomato e amato nell’antica Roma.

Citato anche dallo storico romano Plinio il Vecchio. E ancora oggi il Falerno è un vino. Sia bianco che rosso, molto apprezzato, che si produce nelle stesse zone dove si produceva 2000 anni fa. Un altro vino mitico del Lazio è il famosissimo Est, est, est. Il nome di questo vino deriva da una leggenda, secondo la quale nell’anno 1111, Enrico Quinto di Germania, in viaggio verso Roma, si faceva precedere da un suo inviato, che doveva assaggiare i migliori vini lungo la strada e indicare le osterie migliori con la parola est.

Abbreviazione latina di est bonum, ovvero c’è del vino buono. E quando questo suo inviato arrivò a Montefiascone e assaggiò questo vino bianco, lasciò il messaggio est, est, est, come dire un vino tre volte buono. E ancora oggi, nella zona di Montefalcone, nel nord del Lazio, si produce questo celebrato vino bianco.

Ma infatti ancora oggi i migliori vini laziali sono i vini bianchi, tra i quali i più famosi sono quelli della zona dei Castelli Romani. Intorno alla città di Frascati, in provincia di Roma. Vini prodotti con vitigni di greco, Trebbiano toscano e malvasia, come il profumatissimo cannellino di Frascati.

Altra zona avvocata al vino del Lazio sono i Colli Albani, a sud di Roma. Una zona collinare di origine vulcanica, che ha un territorio perfetto per la coltivazione della vite, soprattutto di uve bianche. In questa area si produce anche un vino spumante, il Colli Albani Spumante. Un buon vino spumante prodotto fuori dalle tipiche zone di produzione del Nord Italia.

Se ci spostiamo in un’altra regione del centro Italia, in Abruzzo, troviamo un famosissimo vino rosso, il Montepulciano d’Abruzzo. Questo vino, molto intenso, nasce da un vitigno arrivato dalla Grecia durante la colonizzazione antica dell’Italia del sud. Dunque è un vitigno molto antico dalla grande storia, ma che ha raggiunto il suo successo in anni recenti, quando è diventato uno dei vini più apprezzati dagli italiani.

Questo vino si produce in tutta la regione dell’Abruzzo, regione che si trova tra le alte montagne dell’Appennino centrale e il mare. E questo territorio così speciale dona al Montepulciano d’Abruzzo un aroma e un sapore inconfondibili, oltre ad una buona struttura per l’invecchiamento. Ma è arrivato il momento di parlare dei vini del Sud.

Sono vini antichi e nuovi nello stesso tempo e vi spiego perché. Come vi ho già detto, gli antichi greci chiamavano l’Italia del Sud Enotria, terra del vino, perché era un’area perfetta per la coltivazione della vite e la produzione di vino. Questo prestigio e questo privilegio sono durati per tutta l’antichità, ma poi con il tempo, la produzione del vino del sud ha perso il suo prestigio e la sua qualità.

Nel secolo scorso la produzione vinicola del Sud, come quella di Campania, Puglia e Sicilia, era molto abbondante e di grande gradazione alcolica. Ma era una produzione anonima che veniva venduta alle cantine di mezza Europa per tagliare altri vini, ovvero per essere miscelata con vini di poco carattere per alzarne la gradazione alcolica.

Solo in anni recenti, il Sud ha imparato a creare delle aree di produzione specifiche, e a produrre vini dalle caratteristiche precise e controllate. Oggi molti vini del sud sono prodotti partendo da uve di vitigni antichi, ma trattate secondo metodi e tecnologie moderne. Producendo vini che hanno la qualità e le caratteristiche dei migliori vini italiani dell’Italia del Nord e della Toscana.

Tra i vini migliori meridionali che possiamo bere in Campania c’è la Falanghina, che è il nome del vitigno che dà un ricco vino bianco, che si produce nell’area del Sannio, tra le province di Benevento e Avellino. Un vino molto apprezzato negli ultimi anni in tutta Italia Un altro vino bianco molto amato è il Greco di Tufo, che si produce nella provincia di Avellino.

È un vino che era già famoso nell’antica Roma, tanto che in un affresco trovato a Pompei si può leggere vino greco. Infatti si pensa che il vitigno con il quale si produce questo vino, sia arrivato in Italia dalla Grecia nel primo secolo avanti Cristo. Oggi è un vino importante ed è uno dei pochi vini bianchi adatti all’invecchiamento. Altro vino da provare in Campania è l’Alianico.

Anche questo è un vitigno di origine greca che produce un vino rosso molto intenso. Qualcuno lo definisce il Barolo del sud, per capire la qualità e l’importanza di questo vino. Anche la Puglia è una grande produttrice di vini e produce alcuni dei vini rossi più intensi d’Italia, come il primitivo e il Negramaro.

Anche il primitivo è un vitigno antico di origine greca che produce un’uva che matura precocemente. E che ha chicchi particolarmente scuri. Anche se fu solo nel 1700 che si cominciò a selezionare questa uva in maniera più attenta e si cominciò a produrre un vino dall’intenso colore rosso che oggi viene coltivato soprattutto intorno al comune di Manduria, in provincia di Taranto.

È un vino molto ricco e intenso, adatto ad accompagnare cibi saporiti e carni rosse. L’altro vino pugliese molto interessante è il Negramaro, che nasce dall’omonimo vitigno. Già il nome è una storia. Secondo alcuni non è altro che la ripetizione della parola nero in due lingue, niger in latino e mavrò in greco.

Come dire un vino nero nero. Invece è probabile che il nome venga dal retrogusto amarognolo che caratterizza questo vino. In realtà da questo vitigno si possono ottenere anche vini rosati e viene coltivato essenzialmente nella provincia di Lecce, nella bellissima regione geografica del Salento, l’estrema punta del tacco dello stivale d’Italia.

Ma ora andiamo finalmente nella bellissima isola della Sicilia. Una regione che ha molto da offrire dal punto di vista enologico. Oggi il più celebrato vino siciliano è il nero d’Avola, un vino che nasce dall’omonimo vitigno. È storicamente un vino di grande gradazione alcolica, tanto da arrivare a 15 gradi.

Per questo, nei secoli scorsi è stato usato soprattutto come vino da taglio. Ma oggi, con le nuove tecnologie enologiche, è diventato un vino equilibrato, piacevole, intenso, sempre più apprezzato dai consumatori. Si produce in tutta l’isola, ma soprattutto nella provincia di Siracusa. E anche questo, come tutti i vini rossi importanti, si abbina perfettamente a carni rosse, arrosti e formaggi stagionati, che in Sicilia sono ottimi.

Un’altra zona famosa per i suoi vini è l’area dell’Etna, che, con i suoi terreni vulcanici vicini al mare, produce uve che danno al vino un gusto particolare. Qui si producono soprattutto vini bianchi, ma anche spumanti, ricchi di profumi e dal gusto unico. Ma anche vini rossi, decisamente originali. I suoi vitigni autoctoni, come il Neretto Mascalese e il Neretto Cappuccio, producono vini rossi molto interessanti.

Mentre vitigni, caricante e catafratto sono per i vini bianchi, tutti da provare. Tra i gioielli enologici siciliani ci sono anche i vini passiti. I passiti si producono facendo disidratare parzialmente i grappoli d’uva su dei graticci, così da concentrare gli zuccheri contenuti nell’uva, e produrre dei vini dolci che vengono fatti invecchiare in piccole botti.

Sono vini da dessert straordinari, delle bombe di sapore nutriti dal sole e dal calore del Sud. I passiti più famosi sono quelli dell’isola di Pantelleria, che nascono da una vita ad alberello detta Zibibbo, un vitigno di origine egiziana, che produce un’uva naturalmente molto dolce. Questo vino è meraviglioso da gustare con i tipici dolci siciliani a base di mandorle, o con i formaggi erborinati come il gorgonzola.

Un altro famoso vino passito è il Moscato di Noto. Bellissima città del sud-est dell’isola e la malvasia passita delle Lipari, fantastiche isole al nord di Messina. Ma non posso concludere questo podcast senza parlare di un particolare vino siciliano, il Marsala, un vino dalla storia curiosa. Il Marsala è un vino che nasce alla fine del 1700, grazie all’intuito del commerciante inglese John Woodhouse, che commerciava diversi prodotti dalla Sicilia all’Inghilterra.

Una volta arrivò nel porto della città di Marsala, nel sud-ovest della Sicilia, e a Marsala ebbe l’occasione di gustare i vini che si producevano nella regione intorno alla città. Secondo un metodo particolare detto in perpetuum, secondo una tradizione antica di origine romana. Woodhouse rimase così impressionato dal gusto del vino che decise di trasportarlo in Inghilterra, ma solo dopo aver aggiunto dell’acqua-vite, ovvero della grappa a questo vino, per conservarlo meglio durante il viaggio in nave.

Questo vino ebbe un così grande successo in Inghilterra che Woodhouse ritornò a Marsala in Sicilia e si mise a produrre questo vino siciliano con aggiunta di alcol di acquavite. Nasce così il vino Marsala, un vino detto liquoroso perché addizionato di alcol. Per questo assomiglia ad altri vini simili, come il porto o il Madeira o lo sherry.

E questo vino è ancora uno dei vanti della Regione Sicilia. Ecco fatto, ho finito. Che fatica a sintetizzare un mondo così ricco come quello dei vini italiani, per i quali ci vorrebbero 20 puntate del nostro podcast. Ma spero di essere stato chiaro e di avervi fatto conoscere qualcosa che non conoscevate.

Sono Maurizio Faggi e vi ringrazio di avermi seguito e vi aspetto alla prossima puntata di Italia 360° di Europass.

Approfondimento linguistico

Nel passato un’osteria era un luogo dove si potevano bere vini e mangiare cose semplici. Spesso le osterie erano dotate di camere dove dormire. Retrogusto è il gusto che sta dietro, cioè un sapore meno evidente che si sente dopo aver percepito i sapori più forti. Un retrogusto amarognolo è un gusto leggermente amaro che si sente alla fine della degustazione.

La parola enologia deriva dal greco eno, vino, e logos, studio. Dunque l’enologia e la scienza è lo studio del vino e della sua produzione. Enologico è l’aggettivo per tutto ciò che è attinente all’enologia. Parlando di alcuni vitigni, abbiamo usato il termine autoctono, parola di origine greca che significa della stessa terra.

Questo vuol dire che certe varietà di piante di vite hanno avuto origine nello stesso luogo dove oggi ancora crescono. I graticci sono delle superfici retate, dove l’aria può circolare liberamente e dove si mettono a pastire o disidratare i grappoli di uva fresca. Per disidratare si intende togliere l’acqua, asciugare, seccare.

Per acquavite si intende un alcol prodotto dalla distillazione dell’alcol prodotto dalle uve, come la grappa italiana.


Escrito y producido por Maurizio Faggi, profesor de italiano e historia del arte.

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